Sei settimane, dal 7 settembre al 18 ottobre: un libro per tappa, la lingua minima, le regole del posto
Sei settimane fra il 7 settembre e il 18 ottobre. Il principio: poco, scelto bene, legato a un posto preciso della rotta. Ogni tappa ha un libro, una figura e una cosa da saper riconoscere sul posto. Le edizioni italiane sono indicate dove esistono; il resto è in inglese. Titoli e edizioni da riconfermare in libreria: vengono dalla memoria, non da un catalogo.
1. Il filo: Terzani
La porta proibita (1984). Terzani vive a Pechino dal 1980 al 1984 per lo Spiegel, gira il paese, viene arrestato, "rieducato" per un mese ed espulso. È il libro della Cina che si riapre dopo Mao, scritto da uno che l'amava e la giudicava. Si legge in una settimana. Pechino e Shanghai ci sono di sicuro; Xi'an e Chengdu da verificare sull'indice. Da tenere in valigia, non solo prima: leggere il capitolo sulla città la sera prima di arrivarci.
Poi, se avanza tempo, la sezione Cina di In Asia (1998): gli articoli degli anni Novanta, la Cina che diventa quella di oggi.
2. Tappa per tappa
Pechino · 20–22 ottobre
Storia da sapere: Ming e Qing in dieci righe. La Città Proibita è del 1420 (Yongle, Ming), il Tempio del Cielo pure; i Qing sono i manciù che la prendono nel 1644 e la tengono fino al 1912. Mutianyu è Muraglia Ming (XVI secolo), non Qin. Puyi, l'ultimo imperatore, ci vive fino al 1924. Il film di Bertolucci, L'ultimo imperatore (1987), è girato dentro la Città Proibita: quasi tre ore ben spese.
Un romanzo: Lao She, Il ragazzo del risciò (1937). Pechino dei vicoli, la vita degli hutong. Lao She si è ucciso nel 1966, all'inizio della Rivoluzione culturale, dopo un'umiliazione pubblica.
Da riconoscere sul posto: la musica Jing yinyue allo Zhihua Si (sheng, guan, gong a nuvola) è musica di corte Ming sopravvissuta in un solo tempio; il tai chi e i cori del Tempio del Cielo alle 6 sono la Pechino dei pensionati, non uno spettacolo.
Non parlarne con sconosciuti: piazza Tiananmen 1989. Se si vuole capire il silenzio, Louisa Lim, The People's Republic of Amnesia (2014, inglese).
Xi'an · 23–24 ottobre
Storia da sapere: Xi'an è Chang'an, capitale di Han e Tang; la capitale Qin era Xianyang, sull'altra riva del Wei. Il Primo Imperatore (Qin Shi Huang, 221 a.C.) unifica la Cina, standardizza scrittura, pesi e assi dei carri, si fa seppellire con l'esercito di terracotta. Le pagine di Sima Qian sul Primo Imperatore (nello Shiji, in italiano ci sono antologie) sono il testo di base, brevi. I Tang (618–907) fanno di Chang'an la città più grande del mondo, capolinea della Via della Seta: da lì il quartiere musulmano Hui, la Grande Moschea, e il monaco giapponese Kūkai che arriva nell'804 e nell'805 studia al tempio Qinglong e riporta in Giappone lo Shingon (c'è un memoriale nel tempio: è il filo per un Giappone futuro).
Poesia: i Tang sono il secolo d'oro. Le trecento poesie T'ang (Einaudi 1961, a cura di Martin Benedikter; titolo da verificare in libreria) o qualunque antologia di Li Bai, Du Fu e Wang Wei. Bastano dieci poesie, lette due volte.
Un posto vuoto: Guangren Si, l'unico tempio buddhista tibetano di Xi'an, nell'angolo nord-ovest dentro le mura. Silenzio anche in alta stagione. La sera del 23.
Da riconoscere sul posto: a Shuyuanmen pennello, inchiostro in stecca, carta e pietra da inchiostro sono i "quattro tesori dello studio"; accanto, i sigilli. Vale la pena comprare un sigillo col proprio nome inciso: chiedere il nome in caratteri prima di partire.
Zhangjiajie · 25–27 ottobre
Cosa sono le colonne: arenaria quarzosa del Devoniano, erosa in 3.000 pilastri; non c'è storia umana da studiare, c'è geologia. Il popolo locale sono i Tujia, minoranza dello Hunan: ricami, case su palafitte, il capodanno anticipato di un giorno.
Da sapere per non restarci male: il parco è gestito come una macchina (bus, ascensore, slot orari). La libertà sta nel camminare le scale invece dell'ascensore e nel Golden Whip Stream in fondo al canyon.
Chengdu · 28–29 ottobre e 2 novembre
Un libro grande: Jung Chang, Cigni selvatici (1991, TEA). Tre generazioni di donne, dalla Manciuria della nonna a Yibin e Chengdu: signori della guerra, Mao, Rivoluzione culturale. È il libro del Sichuan e forse il libro più utile di tutta la lista per capire il Novecento cinese dal di dentro. Lungo (600 pagine): iniziarlo per primo.
Un poeta: Du Fu ha vissuto a Chengdu dal 759 al 765 in una capanna di paglia; il sito, il Du Fu Caotang, esiste ancora ed è un parco quieto. Leggere le sue poesie di Chengdu ("La capanna distrutta dal vento d'autunno") e andarci.
Il tè: a Chengdu si beve il tè nel gaiwan, la tazza col coperchio, e la casa da tè è un'istituzione sociale (mahjong, pulitori d'orecchie, pensionati). Nessun manuale serve: sedersi e guardare.
Il cibo: mala è 麻 (il pepe di Sichuan, che intorpidisce) più 辣 (il peperoncino, che brucia). Fuchsia Dunlop, Shark's Fin and Sichuan Pepper (2008, inglese) racconta il suo apprendistato alla scuola di cucina di Chengdu; è anche una buona guida ai piatti da cercare (mapo doufu, dan dan mian, huiguo rou, hot pot). Chi non vuole il libro: la sua lista dei venti piatti basta.
La Cina che si racconta da sola: il Jianchuan Museum Cluster ad Anren (una trentina di musei privati, il numero cresce: guerra anti-giapponese, Rivoluzione culturale con la sala dei distintivi di Mao, terremoto del 2008). Prima di andarci vale la pena sapere due date: 1966–1976 la Rivoluzione culturale; 12 maggio 2008 il terremoto del Wenchuan, 69.000 morti.
Siguniangshan · 30 ottobre–1 novembre
La strada è la lezione: la strada da Chengdu a Rilong passa da Dujiangyan (il sistema di irrigazione del 256 a.C., ancora in funzione, patrimonio UNESCO: vale un'ora se si parte presto), poi da Yingxiu, l'epicentro del terremoto del 2008, dove le rovine della scuola media di Xuankou sono state lasciate come memoriale, poi dalla riserva del Wolong (dalla strada si vede al più il centro panda di Shenshuping), poi dal tunnel del Balang. Sapere cos'è Yingxiu prima di passarci cambia il viaggio.
Chi vive lì: i Gyalrong (Jiarong), tibetani di lingua propria, agricoltori di valle, case di pietra a torre, prefettura autonoma tibetana e qiang di Aba. Non è il Tibet dell'altopiano, è il Tibet delle valli. La montagna è sacra; la "quarta sorella" (Yaomei Feng, 6.250 m) è la vetta.
La quota: leggere due pagine sul mal di montagna acuto. Sintomi (mal di testa, nausea, insonnia), regola (non salire a dormire se i sintomi peggiorano), rimedio (scendere). Acqua, niente alcol il primo giorno, passi lenti.
Shanghai · 3–5 novembre
Storia da sapere: il porto aperto nel 1843 e le concessioni (inglese, americana, francese) dal 1845 al 1943; la Shanghai degli anni Trenta; il Partito comunista fondato qui nel 1921; il colpo del 12 aprile 1927 contro i comunisti e, a Longhua dove andiamo, la guarnigione del Kuomintang che fra il 1927 e il 1937 fucilò centinaia di persone (i 24 martiri del febbraio 1931, fra cui cinque scrittori): il cimitero è accanto al tempio; il ghetto ebraico di Hongkou dove 20.000 profughi europei vissero fra il 1938 e il 1945 (museo dei rifugiati: la mattina del 5).
Un romanzo: Ba Jin, Famiglia (1931), la casa di Wukang Road è la sua. Oppure i racconti di Eileen Chang (Zhang Ailing), Lussuria o L'amore arreso, la Shanghai delle concessioni vista da dentro.
Un film: Jia Zhangke, I Wish I Knew (2010), Shanghai raccontata da chi l'ha vissuta; oppure Lussuria di Ang Lee (2007), dal racconto di Eileen Chang.
3. La lingua, il minimo che serve
Quasi nessuno fuori dagli hotel parla inglese. Con sei settimane a dieci minuti al giorno si arriva a:
Pinyin e i quattro toni: due serate. Serve per leggere nomi di stazioni e menu, non per parlare.
Quaranta frasi in ordine di utilità: 你好 nǐ hǎo, 谢谢 xièxie, 不要 bú yào (non voglio), 多少钱 duōshao qián (quanto costa), 这个 zhège (questo), 没有 méiyǒu (non c'è, la parola che si sente di più), 厕所在哪 cèsuǒ zài nǎ (dov'è il bagno), 不辣 bú là (non piccante), 微辣 wēi là (poco piccante), 买单 mǎidān (il conto), 我是意大利人 wǒ shì Yìdàlì rén, 听不懂 tīng bu dǒng (non capisco), 帮我 bāng wǒ (aiutami), 水 shuǐ (acqua), 热水 rè shuǐ (acqua calda).
I numeri con le dita: i cinesi contano da 6 a 10 con una mano sola, con gesti propri. Cinque minuti su un video.
Strumenti: HelloChinese (app, gratis, 10 minuti al giorno); Pleco (dizionario, con la fotocamera che traduce i menu: comprare il modulo OCR); Google Translate scaricato offline per il cinese; una carta con l'indirizzo dell'hotel in caratteri per i tassisti.
4. Le regole del posto, in una pagina
Non tirare fuori: Taiwan, Tibet, Xinjiang, 1989, il Partito. Non per paura, per rispetto di chi non può rispondere.
Telecamere ovunque, riconoscimento facciale ai tornelli: è normale, non è per noi.
Droni: vietati nei parchi e nelle aree scenic. Non portarlo.
Foto: chiedere prima di fotografare persone, soprattutto Hui a Xi'an e tibetani a Rilong. Mai edifici militari o di polizia.
Contanti: quasi spariti; Alipay e WeChat Pay con la carta italiana funzionano. Un po' di yuan per Rilong e i mercati.
Mance: non esistono. Acqua del rubinetto: no. Carta igienica: portarsela. Fumo: ovunque negli hotel piccoli, chiedere non fumatori per iscritto.
Ganbei (asciugare il bicchiere): se qualcuno brinda, si beve; si può dire "suíyì" (a piacere) per non finire tutto.